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Marzo 2007

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    (19/03/2007 - 19:27)

    Labirinti di conoscenza (25esima puntata)

    di solinellanotte

     

    foto intervento

    Guardando a destra vidi, una parete completamente blu, con al centro una nicchia bianca, dentro la quale  vi era una boccetta, il cui cristallo era limpidissimo, mi avvicinai per toccarlo ed era freddo come il marmo: uno stranissimo materiale, ma trasparente e limpido come il cristallo, forse mi ero sbagliato non era cristallo, ma una boccetta di diamanti.

    L'istinto mi disse di prenderla, ma non per avidità quanto per la potenza che essa emanava.

    Una volta in mano, il flusso dell'acqua si fermò e la boccetta galleggiò fino al centro della stanza, dove si riempì di quelle straordinarie gocce d'acqua piene di quella strepitosa energia che creavano quel Caos che avevano attirato la mia attenzione facendomi entrare in quella stanza.

     

    Goccia dopo goccia, la  boccetta si riempì di diamanti  silenziosamente, e con  delicatezza.

    Una volta piena  la boccetta, si chiuse da sola non con un tappo ma con un vortice di piccolissimi diamanti che sigillavano il collo della  boccetta stessa catturandone non solo l'acqua ma quel magico momento.

     

    La boccetta tornò nelle mie mani, galleggiando con estrema grazia, ne rimasi affascinato nel suo cammino fino alla mia mano e sembrava una danza accompagnata da musica e cori, che ne aveva il culmine e il silenzio quando si posò sulla mia mano. Sentii una forte energia, un'adorabile energia e musica racchiusa dentro.

     

    L'energia era costante e ciclica e  si concentrava al centro della mia mano, fino a quando la boccetta sparì in essa, trasmettendomi una scossa su tutto il corpo una piacevole ed elettrizzante scossa.

    Sentii delle labbra che mi baciavano dolcemente la guancia, come per augurarmi un in bocca al lupo e  chiusi gli occhi, accettando gradevolmente questo tenero bacio. Uscii dalla stanza con rammarico, allentando i miei passi per godere fino alla fine quel momento.

     

     

    Una volta uscito,  la porta dietro  me sparii come se non vi fosse mai stata, ed una scia azzurra, sotto i miei piedi, mi guidava avanti verso un'altra stanza situata, più in là, ogni passo sembrava essere infinito, e leggero fino ad arrivare alla fine di quella scia che era, una parete vuota, ma con al centro un punto.

     

    Cercavo di esaminare la superficie di quella parete  per capirne il significato, scorrevo la mia mano sulla parete con un solletico che sentivo tra le dita, fino ad arrivare al centro della parete  dove vi era quel punto e lì il moto della mia mano rallentava e la parete si faceva sempre più gommosa, e il punto sembrava sempre più elastico. 

    Feci una leggera pressione verso il punto e fui come affondato in esso, prima il braccio poi la spalla e poi il resto del corpo, dentro a quel punto, una strana sensazione che avvolgeva il mio corpo, era come se camminavo dentro qualcosa di gommoso, il mio passo era leggero ma costante, fino ad arrivare ad un altro punto ma con un inizio di spirale, lo toccai di nuovo con la mia mano, e l'effetto fu inverso a quello che mi fece entrare in quel luogo.

    Uscii in un'altra stanza metallica, vi erano dei fumi e delle stecchette di incenso accese, ma avendo perso l'olfatto non potevo sentirne l'odore peccato doveva essere gradevolissimo, vi erano quattro grossi incensi accessi ai lati della stanza quadrata dove ero fuoriuscito, le pareti erano lisce, la luce filtrava da una  finestra rettangolare posta centrale alla stanza e  al soffitto.  Sotto la finestra vi era  un disegno  di un triangolo d'orato e stilizzato, sopra una mattonella triangolare, il resto della stanza era tutto liscio e lucido.

     

     

    Camminai fino al centro di questa stanza misi i piedi sopra questo triangolo dorato, e sentii un  rumore, un clik, ed all'improvviso il triangolo si sollevò, sollevando anche il mio corpo, verso la finestra, che era l'unica uscita da quella stanza.

    I pensieri si affollavano nella mia mente verso  quell'ascensione che mi stava portando oltre quella finestra, cosa vi era oltre, quale prova ancora mi spettava, e la pietra che cercavo era li?

     

     

    Tantissime domande che affollavano la mia mente e nel frattempo mi godevo ogni particolare di quei paesaggi, di quelle stanze magiche, che sembravano, piccoli tasselli che premevo per uscire, anzi per entrare dentro un labirinto sacro che sentivo mi avrebbe dato tante risposte.

     

     

     

     

    Di Giovanni Greco

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