Una volta salito al piano superiore, la luce mi abbagliò. Questa luce accecante non mi faceva veder nulla, un altro clik, mi indicava che ero arrivato, ma la luce era troppo intensa per vedere qualcosa era impossibile perchè l’atmosfera era profondamente spirituale, si respirava e si sentiva nella pelle, ma i miei occhi non riuscivano a vedere nulla, cercai di camminare, e vidi un ombra in tutta quella luce e cercai di andare in quella direzione, quell’ ombra portava in una stanza, una stanza ampia enorme e al suo interno non vi erano angoli, la luce era diffusa con la stessa intensità in ogni parte della stanza, al centro della stanza vi era una sfera sospesa a mezz’ aria con dei gas che gli giravano intorno.
L’ unica cosa che vi era in quella stanza era quella sfera, le mie mani si muovevano da solo verso quella sfera perchè la volevano toccare.
All’ interno dei miei palmi una strana energia era attratta da quella sfera, le mie mani reagivano e sentivano l'estremo bisogno di toccarla, lasciai che le mie mani mi guidassero ed una volta sulla sfera, sentii una sensazione di profondo benessere, mi sentivo come drogato dalla sfera, mi sentivo in estasi, una sensazione che iniziò dalla mano e poi si propagò in tutto il corpo fino ad arrivare alla testa, come se si svegliasse da un lungo letargo.
In quel momento avevo una visione globale del mondo e dell’universo, come se ognuno di noi fosse parte di qualcosa, come se nessuno mai scomparisse, come se non vi fosse morte ma solo cambio di posto, come se fossimo tutti tasselli di un qualcosa di enorme e che ogni volta che morivamo cambiavamo disposizione di tassello, restando integra la nostra energia in quella struttura. Mi sembrava che ognuno di noi fosse una parte di un enorme, fantastico, grandissimo Puzzle, un puzzle che formava qualcosa di eterno, era come se fossimo ognuno in simbiosi con gli altri pezzi senza saperlo, ogni pezzo aveva un'energia appropriata al posto che occupava per trasmettere energia unica agli altri pezzi.
L'individuo, unico ed irripetibile non finiva con la morte perchè la morte modificava solo il posto che si occupava in quell’enorme puzzle. 
Lì capivo che la morte non esisteva ma era solo la paura di perdere momentaneamente le cognizione che la vita ci aveva insegnato e la paura di ripartire da capo per riparare tutto. La visione globale di quel puzzle mi dava la sensazione di qualcosa di eccezionale, qualcosa di profondamente puro, come se fossimo tutti pezzettini perchè facevamo parte di Dio e che in ognuno scorreva lui, in modo diverso ma scorreva.
Mi sembrava così chiara questa cosa in quel momento, come poteva non scorrere in noi se eravamo vita, la vita era data dalla sua presenza dentro noi, un vortice di purissima energia che ci faceva vivere, ed in ognuno di noi viveva in modo diverso, dando energia diversa ad ognuno, un'energia profondamente unica che ci rendeva insostituibile in quell’ immenso puzzle in cui ogni pezzo combaciava perfettamente con l'altro.
La morte non esisteva ma era solo la paura di non esistere, la paura di cessare, la paura irrazionale di perdere il soffio divino che abbiamo dentro ognuno di noi, ogni individuo è unico ed irripetibile, le paure le angosce erano solo blocchi che avevamo, blocchi dettati dal non conoscere il disegno di cui facciamo parte.
Se non dimentichiamo dopo la morte chi siamo, forse non avremo tutte queste paure, ma dobbiamo dimenticare per i vincoli che il pezzo del puzzle che componiamo ci impone.
Il posto che occupiamo ci impone un solo vincolo: dimenticare dopo ogni passaggio per poter di nuovo purificarci in una nuova vita in cui riparare e reinvestire la nostra esistenza.
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